Presso Palazzo Albertini proseguono le celebrazioni nel Cinquecentenario della morte di Caterina Sforza con una mostra incentrata non tanto sulla sfera biografica della Contessa, quanto piuttosto sul mito che si è creato e si è sviluppato nell'arco di cinque secoli intorno alla sua figura.
Partendo dal presupposto che investigare scientificamente il dato storico non significa rimuovere le concrezioni formatesi nel tempo, che in definitiva hanno consegnato alla storia un personaggio o un evento, in quanto esse stesse costituiscono un dato storico, utile a comprendere i meccanismi della creatività e dell'elaborazione fantastica soprattutto in ambito popolare, la mostra è articolata secondo uno schema cronologico che mette a fuoco i cinquecento anni della sua leggenda.
L'esposizione è giocata su continue contaminazioni tra ritratto reale e ritratto ideale, fin dalla prima sala, nella quale convivono documenti coevi, autografi, cronache con costumi destinati alla cinematografia forniti da Annamode Costumes di Roma.
La peculiarità della figura di Caterina Sforza sta infatti nell'essere assurta a mito già in vita, come dimostrano, all'inizio del percorso, le testimonianze letterarie e poetiche che le furono dedicate prima della sua scomparsa.
Attraverso le testimonianze dell'eco che le sue imprese, soprattutto l'assedio che all'interno della Rocca di Forlì subì per opera di Cesare Borgia, hanno avuto senza soluzione di continuità fino ai nostri giorni, si documentano i richiami seicenteschi, le biografie ed agiografie sette e ottocentesche, le attenzioni a lei dedicate dai grandi della letteratura, le letture cinematografiche del primo Novecento, fino alla sua trasposizione nel mondo dei fumetti a noi contemporaneo.
Dall'entusiastica biografia di Jacopo Foresti, pubblicata quando Caterina non era ancora quarantenne, corre un filo che conduce fino al mondo dei Manga giapponesi.
Infine una saletta presenta una serie di opere della scomparsa pittrice forlivese Irene Ugolini Zoli, interamente dedicata alla contessa
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